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Come costruire un team internazionale: il caso Cotral Italia

Scritto da Team Reverse | 16 dicembre 2020 13.51.21 Z

Questo mese per la rubrica La parola all’HR parliamo di internazionalità e Lara Torres ha intervistato per noi non un Responsabile HR, bensì un manager che da anni lavora all’estero e opera nel mercato internazionale: Marco Diadema, responsabile Export area Emea per Cotral Italia, azienda leader mondiale nella progettazione e commercializzazione di protezioni uditive su misura per proteggere i lavoratori negli ambienti di lavoro.

Marco Diadema ha approfondito il tema delle opportunità e dei rischi che un ambiente internazionale riserva ai professionisti: alla fine dell'articolo puoi vedere il video integrale dell’intervista.

Sempre più aziende si stanno interessando al mercato internazionale e sono pronte a schierare le loro risorse all’estero o a costruire un team internazionale, ed è qui che l’HR entra in gioco.

Che si tratti di assumere nuovi talenti o di ricollocare delle risorse interne, non tutti sono adatti a lavorare in un ambiente internazionale.

Specialmente per le aziende che hanno in mente di espandersi verso altri Paesi, è fondamentale creare un team strategico e scegliere le persone giuste che riescano a operare efficacemente anche all’estero.

Ecco i consigli operativi che Marco Diadema ha condiviso:

 

  1. Scegli persone motivate
  2. Prepara il team alla sfida
  3. Accogli la diversità

 

1. Scegli persone motivate

Trasferirsi all’estero è una sfida che non tutti sono pronti a cogliere, per questo potrebbe essere più complicato trovare dei collaboratori disposti a mettersi in gioco.

Sicuramente, le nuove generazioni sono molto più propense a lavorare fuori dai confini nazionali: secondo una ricerca dell’Ipsos, l’80% dei giovani compresi tra i 15 e i 34 anni (quindi generazione Y e Z) è disposto a fare esperienze all’estero.

Ma quali sono le motivazioni di chi si trasferisce all’estero per motivi professionali?

  • Sete di conoscenza: chi si trasferisce vuole ampliare il proprio bagaglio professionale e culturale e interfacciarsi con nuovi processi organizzativi, nuove regole, nuove logiche.
  • Integrazione con nuove realtà: la possibilità di interagire con nuove culture e vivere in un contesto differente.
  • Spirito di sfida: per operare in un nuovo contesto occorre uscire dalla propria comfort zone ed entrare in una realtà sconosciuta che, per questo, può intimorire.
  • Percorso di crescita: un’esperienza all’estero sicuramente arricchisce e permette di fare carriera.   

Un ottimo candidato per iniziare un percorso lavorativo all’estero deve sicuramente essere curioso, ambizioso e pronto a mettersi in gioco. La forza di volontà, però, non basta: bisogna fornire gli strumenti adatti per affrontare al meglio un’esperienza come questa.

 

2. Prepara il team alla sfida

Partire per un’esperienza all’estero può spaventare anche il più ambizioso e curioso dei collaboratori.

Quando si parte per una nuova avventura professionale, si parla di barriere e ignoto: una barriera è tale se si presenta inaspettata.

Dunque la pianificazione assume un ruolo fondamentale e l’organizzazione mentale permette di affrontare questa esperienza al meglio e senza stress.

E se per i giovanissimi si dovrebbe puntare sin dai tempi delle scuole e dell’università a periodi di permanenza all’estero sotto forma di vacanze studio, tirocini ed Erasmus, per i professionisti l’azienda può fornire un supporto importante.

Ecco qualche consiglio per i manager che vogliono internazionalizzare i propri team:

  • Organizza corsi di lingua: la lingua è il primo strumento che rende un collaboratore indipendente e sicuro di sé.
  • Incentiva il lavoro agile: con i fusi orari e la distanza, è impensabile strutturare gli orari lavorativi con il classico 9-18. 
  • Pensa alla varietà del team: affianca a nuove risorse con un’impronta internazionale anche collaboratori già presenti in azienda. In questo modo, i primi potranno entrare più facilmente nelle dinamiche aziendali, mentre i secondi saranno proiettati in un contesto più ampio.
  • Allena le soft skill: non servono solo corsi di lingua, ma occorre anche una formazione trasversale che aiuti manager e collaboratori a passare da una funzione a un’altra, da un’area geografica a un’altra. 

In una sfida internazionale, le soft skill sono particolarmente importanti: saper padroneggiare una lingua ed essere un collaboratore valido non sempre sono sinonimo di successo se non si possiedono alcune competenze trasversali. Se questo è vero in ogni campo, in quello internazionale lo è ancora di più. Le capacità di comunicazione si evolvono in capacità di mediazione interculturale, cioè la capacità di parlare e farsi capire nonostante la barriera linguistica e quella culturale: si tratta di un compito non semplice ma che è possibile raggiungere allenando l’ascolto e mantenendo viva la curiosità.

 

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3. Accogli la diversità

Una delle domande che viene posta più di frequente a chi lavora all’estero è: il mondo del lavoro è diverso da quello italiano?

Secondo Marco Diadema, non si parla di differenze generiche ma di approcci organizzativi differenti. E se il sistema più meritocratico che si trova fuori dai confini nazionali è un argomento di cui abbiamo sentito parlare spesso, c’è un altro tema che, oggi più che mai, assume importanza: quello dell’integrazione e della multirazzialità.

 

 

In Italia, rispetto ad altri paesi in Europa, siamo molto indietro su questo tema: se i paesi nordici come Finlandia, Danimarca e Svezia rappresentano un buon modello da seguire, in Italia, nel 2019, tra gli occupati solo il 10,7% è di origine straniera.

Un posto di lavoro multietnico, multiculturale e multirazziale porta a tante differenze, ma anche a differenti modi di pensare, e di conseguenza a soluzioni più creative e innovative.

Se si vuole aprire le porte al mercato estero, è dunque necessaria sin da subito un’apertura alla contaminazioni di più culture; bisogna essere pronti a un dialogo costante con collaboratori con un background differente.

Raccogliere le sfide con entusiasmo: questo è il messaggio finale dell'intervista a Marco Diadema, che evidenzia come i periodi di crisi, visti generalmente in maniera negativa, debbano essere accolti con uno spirito orientato alla crescita.

Nella crisi, infatti, nascono l'ingegno e la creatività che permettono di imparare e migliorare se stessi. 

"Uscite dalla comfort zone, siate ambasciatori del cambiamento e non abbiate paura del confronto, perché quando ci presentiamo a queste nuove culture, noi lo facciamo portando con noi un ricco bagaglio culturale, fatto di tradizioni e storia che fanno la differenza."

 

 


 

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