<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=313378079251685&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
< torna al blog

Come costruire un team internazionale: il caso Cotral Italia

16 December, 2020    |     Team Reverse

Questo mese per la rubrica La parola all’HR parliamo di internazionalità e Lara Torres ha intervistato per noi non un Responsabile HR, bensì un manager che da anni lavora all’estero e opera nel mercato internazionale: Marco Diadema, responsabile Export area Emea per Cotral Italia, azienda leader mondiale nella progettazione e commercializzazione di protezioni uditive su misura per proteggere i lavoratori negli ambienti di lavoro.

Marco Diadema ha approfondito il tema delle opportunità e dei rischi che un ambiente internazionale riserva ai professionisti: alla fine dell'articolo puoi vedere il video integrale dell’intervista.

Sempre più aziende si stanno interessando al mercato internazionale e sono pronte a schierare le loro risorse all’estero o a costruire un team internazionale, ed è qui che l’HR entra in gioco.

Che si tratti di assumere nuovi talenti o di ricollocare delle risorse interne, non tutti sono adatti a lavorare in un ambiente internazionale.

Specialmente per le aziende che hanno in mente di espandersi verso altri Paesi, è fondamentale creare un team strategico e scegliere le persone giuste che riescano a operare efficacemente anche all’estero.

Ecco i consigli operativi che Marco Diadema ha condiviso:

 

  1. Scegli persone motivate
  2. Prepara il team alla sfida
  3. Accogli la diversità

 

1. Scegli persone motivate

Trasferirsi all’estero è una sfida che non tutti sono pronti a cogliere, per questo potrebbe essere più complicato trovare dei collaboratori disposti a mettersi in gioco.

Sicuramente, le nuove generazioni sono molto più propense a lavorare fuori dai confini nazionali: secondo una ricerca dell’Ipsos, l’80% dei giovani compresi tra i 15 e i 34 anni (quindi generazione Y e Z) è disposto a fare esperienze all’estero.

Ma quali sono le motivazioni di chi si trasferisce all’estero per motivi professionali?

  • Sete di conoscenza: chi si trasferisce vuole ampliare il proprio bagaglio professionale e culturale e interfacciarsi con nuovi processi organizzativi, nuove regole, nuove logiche.
  • Integrazione con nuove realtà: la possibilità di interagire con nuove culture e vivere in un contesto differente.
  • Spirito di sfida: per operare in un nuovo contesto occorre uscire dalla propria comfort zone ed entrare in una realtà sconosciuta che, per questo, può intimorire.
  • Percorso di crescita: un’esperienza all’estero sicuramente arricchisce e permette di fare carriera.   

Un ottimo candidato per iniziare un percorso lavorativo all’estero deve sicuramente essere curioso, ambizioso e pronto a mettersi in gioco. La forza di volontà, però, non basta: bisogna fornire gli strumenti adatti per affrontare al meglio un’esperienza come questa.

 

2. Prepara il team alla sfida

Partire per un’esperienza all’estero può spaventare anche il più ambizioso e curioso dei collaboratori.

Quando si parte per una nuova avventura professionale, si parla di barriere e ignoto: una barriera è tale se si presenta inaspettata.

Dunque la pianificazione assume un ruolo fondamentale e l’organizzazione mentale permette di affrontare questa esperienza al meglio e senza stress.

E se per i giovanissimi si dovrebbe puntare sin dai tempi delle scuole e dell’università a periodi di permanenza all’estero sotto forma di vacanze studio, tirocini ed Erasmus, per i professionisti l’azienda può fornire un supporto importante.

Ecco qualche consiglio per i manager che vogliono internazionalizzare i propri team:

  • Organizza corsi di lingua: la lingua è il primo strumento che rende un collaboratore indipendente e sicuro di sé.
  • Incentiva il lavoro agile: con i fusi orari e la distanza, è impensabile strutturare gli orari lavorativi con il classico 9-18. 
  • Pensa alla varietà del team: affianca a nuove risorse con un’impronta internazionale anche collaboratori già presenti in azienda. In questo modo, i primi potranno entrare più facilmente nelle dinamiche aziendali, mentre i secondi saranno proiettati in un contesto più ampio.
  • Allena le soft skill: non servono solo corsi di lingua, ma occorre anche una formazione trasversale che aiuti manager e collaboratori a passare da una funzione a un’altra, da un’area geografica a un’altra. 

In una sfida internazionale, le soft skill sono particolarmente importanti: saper padroneggiare una lingua ed essere un collaboratore valido non sempre sono sinonimo di successo se non si possiedono alcune competenze trasversali. Se questo è vero in ogni campo, in quello internazionale lo è ancora di più. Le capacità di comunicazione si evolvono in capacità di mediazione interculturale, cioè la capacità di parlare e farsi capire nonostante la barriera linguistica e quella culturale: si tratta di un compito non semplice ma che è possibile raggiungere allenando l’ascolto e mantenendo viva la curiosità.

 


Cerchi suggerimenti per la tua strategia di Employer Branding? Leggi la guida:

New call-to-action



 

3. Accogli la diversità

Una delle domande che viene posta più di frequente a chi lavora all’estero è: il mondo del lavoro è diverso da quello italiano?

Secondo Marco Diadema, non si parla di differenze generiche ma di approcci organizzativi differenti. E se il sistema più meritocratico che si trova fuori dai confini nazionali è un argomento di cui abbiamo sentito parlare spesso, c’è un altro tema che, oggi più che mai, assume importanza: quello dell’integrazione e della multirazzialità.

 

Citazione Cotral-1

 

In Italia, rispetto ad altri paesi in Europa, siamo molto indietro su questo tema: se i paesi nordici come Finlandia, Danimarca e Svezia rappresentano un buon modello da seguire, in Italia, nel 2019, tra gli occupati solo il 10,7% è di origine straniera.

Un posto di lavoro multietnico, multiculturale e multirazziale porta a tante differenze, ma anche a differenti modi di pensare, e di conseguenza a soluzioni più creative e innovative.

Se si vuole aprire le porte al mercato estero, è dunque necessaria sin da subito un’apertura alla contaminazioni di più culture; bisogna essere pronti a un dialogo costante con collaboratori con un background differente.

Raccogliere le sfide con entusiasmo: questo è il messaggio finale dell'intervista a Marco Diadema, che evidenzia come i periodi di crisi, visti generalmente in maniera negativa, debbano essere accolti con uno spirito orientato alla crescita.

Nella crisi, infatti, nascono l'ingegno e la creatività che permettono di imparare e migliorare se stessi. 

"Uscite dalla comfort zone, siate ambasciatori del cambiamento e non abbiate paura del confronto, perché quando ci presentiamo a queste nuove culture, noi lo facciamo portando con noi un ricco bagaglio culturale, fatto di tradizioni e storia che fanno la differenza."

 

 


 


Cerchi suggerimenti per la tua strategia di Employer Branding? Leggi la guida:

New call-to-action

 

 

Topics: La parola all'HR

Team Reverse

Written by Team Reverse

Articoli correlati

Talent Acquisition di developer e figure tech: la ricetta di Heply.

10 March, 2021
Il tema continua ad essere caldissimo in tutte le aziende: come trovare e soprattutto come ingaggiare developer e altri professionisti dell'IT? Ne abbiamo parlato con Andrea Virgilio, CEO e CHO (Chief Happiness Officer) di Heply, una realtà che ha trovato la ricetta vincente per coinvolgere le figure tech. Andrea ci ha raccontato molte idee che possono essere utilizzate anche da aziende strutturate e che non operano nel mondo IT.
Leggi tutto
Il tema continua ad essere caldissimo in tutte le aziende: come trovare e soprattutto come ingaggiare developer e altri professionisti dell'IT? Ne abbiamo parlato con Andrea Virgilio, CEO e CHO (Chief Happiness Officer) di Heply, ...

Leggi tutto

Guardare al futuro con fiducia: l’esperienza di Zucchi Group

4 March, 2021
Come possiamo guardare al futuro e alla ripresa con fiducia, anche nel mondo delle Risorse Umane? Come cambieranno le politiche d’impresa, quali saranno le innovazioni del settore e le direzioni in cui le aziende decideranno di investire di qui ai prossimi mesi?  Cercando una risposta a queste domande, per la rubrica La parola all'HR, Lara Torres ha incontrato per noi Gianluca Tordi, Group HR Director di Zucchi Group, storica azienda italiana del settore tessile.
Leggi tutto
Come possiamo guardare al futuro e alla ripresa con fiducia, anche nel mondo delle Risorse Umane? Come cambieranno le politiche d’impresa, quali saranno le innovazioni del settore e le direzioni in cui le aziende decideranno di ...

Leggi tutto