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Recruiter o dongiovanni? Le molte similitudini tra corteggiare e assumere

12 February, 2021    |     Team Reverse

Sentire il cuore in gola e le mani che sudano. Controllare in continuazione il telefono in attesa di una risposta: “Gli ho scritto due ore fa, perché non risponde?

Scrivere all’amico o alla collega per disperazione: “Ancora nulla”.

I “dolori” del recruiter in attesa che il candidato faccia sapere se accetta o meno la proposta possono essere strazianti e chiunque abbia avuto una cotta nella sua vita saprà identificarsi nel quotidiano di ogni recruiter.

San Valentino è alle porte e abbiamo riflettuto, un po’ per scherzo e un po’ no, su quanto la vita del recruiter sia molto simile a quella di un corteggiatore, uomo o donna che sia, sempre alla ricerca del match perfetto.


Le molte similitudini tra corteggiare e assumere


Che queste situazioni vi siano capitate una, dieci o cento volte, questa è l’occasione per riderci su ed esorcizzare primi colloqui (e perché no, primi appuntamenti) disastrosi.

  • Ti telefono o no. Mai sottovalutare lo studio del momento perfetto per scrivere al candidato dopo che ha ricevuto l'offerta. Quanto tempo far passare? Sono troppo assillante se mi faccio vivo subito? Forse è meglio lasciargli i suoi spazi? Ma se poi pensa di essere stato abbandonato? In quale momento della giornata è meglio scrivergli? Se tutto ciò vi è familiare, continuate a leggere 😉
  • Sveglie, traffico e ruote bucate. Quando si tratta di giustificazioni per un ritardo, le abbiamo sentite (o dette) tutte, ma i recruiter nella loro carriera hanno collezionato un notevole numero di scuse. Inaspettatamente anche con i colloqui virtuali la puntualità viene meno a favore di giustificazioni come il telefono scarico, la connessione che non va o il computer che fa le bizze. 
  • Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Per quanto possa sembrare un concetto superato, fare una buona prima impressione conta, ad un appuntamento come ad un colloquio. Con lo smart working, la situazione dress code è sfuggita di mano. Non chiediamo molto: limitate tuta e pigiama alle parti del corpo non inquadrate dalla webcam!
  • Problemi di memoria. C’è qualcosa che spegne l’entusiasmo più di qualcuno che non si ricorda di noi? Fare colloqui con più aziende, così come uscire con più persone, non giustifica una dimenticanza sul nome! 
  • Quando si corre troppo, gli altri scappano. Tutti ce la daremmo a gambe se a un primo appuntamento l’altra persona esordisse con qualcosa del tipo: “Io cerco qualcuno che si mantenga in forma allenandosi sei giorni a settimana, voglio che passi con me ogni weekend e che sappia cucinare/stirare/pulire e che allo stesso tempo faccia carriera.” Allo stesso modo questo approccio fa scappare a gambe levate i candidati che si vedono sciorinare una lista di competenze che dovrebbero possedere prima ancora di capire dove sono capitati!
  • Sì ma con calma. Avete appena salutato la persona con cui avete avuto un appuntamento, state per salire in macchina/sul tram/in bicicletta quando vi arriva una sua chiamata in cui vi chiede quando vi rivedrete. Un po’ troppo, no? Ecco, è la stessa sensazione che provano i recruiter con i candidati molto, troppo motivati!
  • Mai parlare (male) dei propri ex. Che siano fidanzati o datori di lavoro, sentire qualcuno parlare male dei propri ex fa accendere un rilevatore di fumo mentale. Nessun colloquio o appuntamento deve trasformarsi in una sessione di terapia in cui sfogare il proprio rancore!
  • “Sto bene con te ma non sono pronto per un nuovo rapporto”. Sappiamo bene quanto possa essere frustrante, in amore come sul lavoro, trovarsi di fronte a chi ha paura del cambiamento, non è il momento giusto, mi serve tempo, ho paura di ferire il mio attuale compagno/datore di lavoro… Nobili sentimenti che però possono far impazzire il malcapitato recruiter, che invece non deve far altro che armarsi di pazienza, fornire il suo supporto psicologico e abbandonare quando capisce che la causa è persa.
  • In attesa di suo gentile riscontro. “Ghosting” è un termine Millennial-native che indica lo sparire nel nulla come un fantasma. Sembra agghiacciante l’idea di qualcuno che dopo un appuntamento decide di non rispondere più ai nostri messaggi o addirittura di bloccarci su tutti i social, ma spesso si trovano in questa situazione sia i candidati a cui non viene dato un feedback sia i recruiter lasciati in attesa di risposta per giorni, settimane, mesi... con l’aggiunta che in amore non dobbiamo rendere conto a nessuno mentre al lavoro dobbiamo giustamente relazionarci con un particolare Cupido: il Cliente.
  • Il triangolo no, non l’avevo considerato. Accade anche nei rapporti professionali: tutto sembra andare per il meglio con il candidato, siete in dirittura d’arrivo per firmare quando ecco che arriva il terzo “incomodo” a bloccare i progressi fatti: “Mi dispiace, ma il mio partner non vuole trasferirsi”, “Mia moglie/marito non è d’accordo”, “I miei genitori hanno un’idea diversa”. In questi casi, non c’è soluzione e non ci resta che sospirare: “Ah, se l’avessi saputo prima...” (Sì, ci è capitato anche di parlarci al telefono con il “terzo incomodo”!)
  • Una chance a chi ha baciato molti rospi. Nella vita professionale questa categoria si identifica con chi cambia troppo spesso lavoro. Generalmente non è ben visto, così come non lo è chi cambia partner a rotazione, ma ancora una volta bisogna andare oltre e capire il perché di questa scelta: instabilità o volontà di trovare la situazione ottimale senza accontentarsi?

Le gioie e i dolori dei recruiter sono questi e molte altri, e il fascino di questo lavoro è proprio questo: coltivare i rapporti umani, farsi carico dei bisogni altrui e credere sempre che per ognuno esista “quello giusto”.

 


Ironia a parte, chi si occupa di HR combatte spesso con la sensazione di sentirsi isolato.

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Topics: HR vs Azienda

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Written by Team Reverse

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