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Smartworking: il significato che ha per un collaboratore e per un datore di lavoro

30 April, 2021    |     Team Reverse

Quale significato sta rivestendo lo smartworking nella vita quotidiana di tutti noi? Ne abbiamo parlato con il nostro CEO Daniele Bacchi, imprenditore e datore di lavoro, ed Elettra Paladini, collaboratrice e team leader.

Lavoro per obiettivi, più tempo a disposizione, potere competitivo: ecco cosa ci hanno raccontato.

In fondo alla pagina trovi l'intervista doppia integrale. 

 

1. Quali sono nella tua esperienza i principali vantaggi dello Smartworking?

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Daniele Bacchi: "Sono due vantaggi molto semplici:

il primo è un vantaggio competitivo. Riesci ad attrarre verso la tua impresa molte più persone e quindi hai più scelta nel selezionare le migliori.

Il secondo è dare alla persone la possibilità di lavorare meglio. A noi piace misurare le cose, per prendere decisioni sui dati. E i dati ci dicono che la performance media delle nostre persone aumenta se sono libere di lavorare da dove vogliono. A monte di ciò ci deve però essere un'organizzazione che permette questo modus operandi. Sistemi e processi devono essere adeguati."

 


 

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Elettra Paladini: "Per me gli aspetti positivi sono soprattutto questi due: lavorare da casa libera tempo e questo tempo è a tua disposizione, puoi scegliere di investirlo come preferisci. E' qualcosa di veramente prezioso.

Il secondo è un vantaggio legato alla concentrazione: mi è capitato che un cliente mi abbia chiesto un lavoro delicato e urgente che non era previsto. Per fortuna quel giorno ero a casa e ho potuto farlo bene e in fretta senza problemi: ho lavorato meglio e con più concentrazione che se fossi stata in ufficio. Il piacere della compagnia dei colleghi è impagabile, ma poter scegliere dove lavorare in base alle attività che si devono svolgere ogni giorno è una possibilità incredibile. Ci dà modo di metterci a nostro agio e lavorare ogni giorno volentieri."

 


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2. I tuoi consigli per chi vuole approcciarsi allo Smartworking.

Daniele Bacchi: "Lavorare senza l’obbligo di presenza fissa (e quindi senza l’obbligo di controllo a vista) necessita di un’organizzazione basata su obiettivi. E non basta. Questi obiettivi devono essere misurabili e trasparenti all’intera organizzazione. Ed è questa la vera complessità: intraprendere il viaggio verso il reale lavoro per obiettivi, e non solo quello raccontato a parole ma senza fatti, è un percorso non banale per un imprenditore o un manager. Ma i risultati valgono tutta la fatica. Noi abbiamo tratto enormi benefici dalla metodologia OKR.

Un secondo aspetto, collegato al primo, è che tutte le informazioni devono essere digitali. Se ognuno scrive nella propria agenda quello che è stato deciso durante un meeting e non c’è un luogo digitale condiviso, dove tutta l’organizzazione può trovare e utilizzare quell’informazione, allora non è a mio avviso possibile essere indipendenti dalla presenza fisica."


Elettra Paladini: "Per me è fondamentale avere un'organizzazione perfetta e non perdere mai di vista gli obiettivi. A monte di ciò, deve essere chiaro tra noi e l’azienda cosa vuol dire "obiettivo raggiunto", quando la mia settimana è stata buona e quando invece devo aggiustare il tiro. Se queste informazioni sono chiare, allora posso gestire serenamente la mia libertà.

In secondo luogo, credo sia importante prestare attenzione al proprio equilibrio psico-fisico. Dobbiamo ricreare in casa la routine che perdiamo non andando in ufficio, con ritmi e spazi ben organizzati. Soprattutto bisogna creare un momento di transizione tra quando si lavora e quando no. Io mi cambio e ascolto un po’ di musica per creare un confine psicologico tra ciò che è casa e ciò che è lavoro. E' importante dare al nostro cervello questi paletti che lo aiutano a mantenere un ritmo conosciuto e stabile. Il rischio di perdersi e non concludere niente o al contrario di fare delle lavorate di dieci ore di fila senza pause è sempre dietro l'angolo."

 

3. Punti di attenzione e criticità

Daniele Bacchi: "Uno degli aspetti più ardui per me è tramandare la cultura aziendale all’interno del periodo di onboarding se la persona non è presente in ufficio. Call e telefonate non possono sostituire un pranzo insieme o un pomeriggio di lavoro gomito a gomito. Un altro aspetto critico è l'organizzazione dei team con figure senior e junior: le figure con poca esperienza hanno l’esigenza di stare in ufficio con i loro colleghi più esperti, e questi ultimi devono quindi saper adattare la propria organizzazione casa-ufficio alle esigenze del team.


Elettra Paladini: "La principale criticità secondo me è essere sempre attenti a quando è il caso di essere presenti in ufficio: mi è capitato di dover fare un discorso complesso con un mio manager e sono sicura che sarebbe stato meglio se l'avessimo fatto in presenza. Un secondo aspetto, da team leader posso dire che nella fase di onboarding avere i ragazzi in ufficio e poter trasmettere loro la cultura, il mindset e l’approccio è decisamente più vincente rispetto a farlo in video call."

 

Ecco l'intervista doppia:

 


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Topics: HR vs Azienda

Team Reverse

Written by Team Reverse

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